mercoledì 5 novembre 2014

Intervista esclusiva a Piero Crida e la cartella ritrovata con gli originali editi e inediti

Volete vedere le prime versioni delle copertine del Signore degli Anelli del 1970 e 1977? I disegni originali utilizzati per i tre volumi della 'trilogia' del 1974 e de La Realtà in Trasparenza del 1990? E ancora la prima versione delle Avventure di Tom Bombadil del 1978? Ecco a voi editi e inediti del più grande illustratore italiano della Terra di Mezzo, Piero Crida, svelati per la prima volta in esclusiva per Tolkieniano Collecton.


di Oronzo Cilli



Piero Crida - ph. Daniele Marzocca



Quando di uno scrittore non se ne conosce ancora l’opera, ciò che spinge un lettore a tenere tra le mani un suo libro, prima di acquistarlo, è il più delle volte, la sua copertina che può essere curiosa, misteriosa, affascinate, evocativa, incomprensibile ma anche orrenda e terribile. L’illustrazione o l’immagine, comunemente realizzato da una persona diversa dall’autore del libro, è la prima cosa che è colpisce e attrae o respinge il potenziale lettore.
Di Tolkien ne avevo già sentito parlare credo nel 1994, ma è solo nel 1996 che ho letto per la prima volta Lo Hobbit e di seguito poi la sua più importante opera. La mia prima copia che ho avuto tra le mani del Signore degli Anelli, aveva una copertina gialla, credo un’edizione del 1989, e la prima cosa che mi stupì non furono le oltre milletrecento pagine, ma il disegno sulla copertina.
Una strana finestra creata con dei rami legati tra loro su un paesaggio che sentivo familiare. Guardando le illustrazioni ne Lo Hobbit dell’Adelphi, quelle realizzate da Tolkien, non avevo provato lo stesso senso di stupore nell’osservare quella del Signore degli Anelli. Osservandola - e credetemi l’ho fatto per diverso tempo prima d’iniziare a leggere il libro e poi spesso durante la lettura – mi sembrava di sentire il canto e i versi degli uccelli, il dolce vento che soffiava a raso sull’erba nella Contea e quel caldo sole di primavera così piacevole, mentre ci si perdeva nel guardare l’immagine e immaginare cosa ci potesse essere oltre le colline.
Una copertina che sapeva ben dispormi e che da allora non ha mai abbandonato così come il nome che compare sul retro: Piero Crida. Per anni, vi garantisco, ho pensato a quest’artista e cosa gli fosse passato per la testa quando, davanti a un foglio bianco, ha cominciato a dare forma ai suoi pensieri e trasformare le meravigliose parole di Tolkien in altrettante immagini. Ho immaginato le sue fonti d’ispirazione, i suoi dubbi, le prove, e infine quel preciso istante nel quale ha pensato “ecco, questa è l’idea giusta” e, posando la matita su quel foglio e riuscito a sintetizzare in pochi centimetri milioni di parole. Per il sottoscritto, così come per altre migliaia di lettori italiani delle opere di Tolkien, le copertine che Piero Crida ha disegnato per Rusconi, dal 1970 alla fine degli anni Ottanta, rappresentano le finestre superate le quali si schiude quel fantastico mondo creato dal professore di Oxford.
Crida è sempre stato questo. A quanti di voi capita d’immaginare la bellezza del calpestare le tavole del ponte della nave disegnata per i Racconti Ritrovati o cercare di scoprire cosa mai ci fosse a piedi della montagna disegnata sulla copertina dei Racconti Perduti o ancora, a quanto sarebbe stato bello sentire il melodioso canto dell’uccellino sulla copertina delle Avventure di Tom Bombadil. Non semplici copertine, magari anonime ma opere organiche che evocano con colori e tratti la magia delle storie narrate.
Sono certo che l’arte di Crida sarebbe piaciuta anche a Tolkien il quale, di certo, aveva visto la copertina della prima edizione del Signore degli Anelli, avendone ricevuta copia dalla Rusconi. Non conosciamo il giudizio espresso dal professore di Oxford, non avendo a oggi nessun suo commento o giudizio, ma di certo avrebbe apprezzato una particolarità che l’artista torinese condivide con un’artista a lui molto cara, Pauline Baynes. La Baynes, in collaborazione con Tolkien, ridisegnò la mappa della Terra di Mezzo che la Allen and Unwin pubblicò per la prima volta come poster nel 1970 e dove in alto è raffigurata la Compagnia dell’Anello con i nove disegnati di spalle. Una scelta compiuta per non mostrare i volti di Frodo e compagni e lasciare che fosse la libera immaginazione di ogni lettore a svelare i tratti somatici di ogni personaggio. Crida, allo stesso modo, non rappresenta mai personaggi narrati da Tolkien. E, quando anche ci prova, come leggerete di seguito, alla fine sceglie di non condizionare il lettore. 

Un artista che valica i confini nazionali trovando apprezzamento anche nei lettori stranieri e a studiosi importanti come Christina Scull che, in una conversazione, mi ha detto di amare le sue sovraccoperte.

Per moltissimi anni però, l’uomo Piero Crida è stato anche una figura misteriosa, azzarderei quasi “mitica”. In pochi, infatti, lo riconoscerebbero incontrandolo per strada. E così è stato per me per quasi vent’anni fino a quando, ho avuto la fortuna di conoscerlo in occasione della preparazione del mio libro sulla storia editoriale di Tolkien in Italia. Tutto è partito con una mia mail, sfociato poi in un lunghissimo scambio epistolare nel quale abbiamo discusso di Tolkien ma anche di sufismo, filosofia, letteratura. Lo scorso settembre a Barletta (Puglia), ho avuto il grande piacere e onore di ospitarlo in occasione della XXI edizione della Hobbiton. Piero è stato nostro ospite speciale e non solo perché la sua arte si è fatta finalmente ‘carne’, non solo perché migliaia di lettori lo considerano, a ragione, uno di famiglia, ma perché ho scoperto una persona eccezionale. Crida è una di quelle rare persone alle quali bisogna prestare attenzione non per educazione, ma perché ciò che dice stimola la riflessione e spesso anche l’approfondimento di questo o quel tema. È un uomo che ha incantato me, chi con me ha condiviso quei giorni e chi ha avuto il grande piacere di ascoltarlo durante la sua Lectio Magistralis. Un mio amico, magistrato e di raffinata cultura, dopo la conferenza di Crida ha voluto salutarlo e ringraziarlo con un “mi ha davvero incantanto”.
In quel pomeriggio barlettano, per la prima volta Crida si è svelato ai suoi appassionati che fino allora conosceva il suo solo nome e la sua arte. In tantissimi, in religioso silenzio, hanno ascoltato questo erudito visionario capace di raccontarsi e al contempo accompagnare ognuno dei presenti in un viaggio di ricordi, sensazioni ed emozioni tali da far sentire tutti protagonisti di una grande storia. Crida, che vero protagonista lo è stato, ha la grande capacità di essere al tempo stesso narratore e attore, e non vuoi che finisca di ricordare e narrare. Lui ha qualcosa di magico e per capirlo ti basta guardarlo negli occhi. È capace di far sentirti a proprio agio con la sua ferma voce che rassicura e al tempo stesso ti porta immaginare tempi che avresti voluto vivere e persone che avresti voluto conoscere. Una vera scoperta. Dopo il Crida artista ecco svelato il Piero uomo. E nell’insieme ti accorgi della straordinarietà di questa persona.


Durante la sua permanenza a Barletta, ho anche avuto modo di ‘spremerlo’ affinché le mie mille domande trovassero risposta e chiarimento. Non è bastato, perché lui mi ha regalato molto di più di quello che speravo di sapere. E durante una dei nostri pranzi pugliesi, credo il primo appena arrivato a Barletta, abbiamo discusso dei suoi viaggi e della sua arte e, come se nulla fosse, mi ha parlato di una cartella con dentro un tesoro del quale da tempo non aveva risposte. La discussione terminò con un “chissà”. A metà ottobre mi comunicò che forse aveva ritrovato quella cartella piena di tesori su cui ogni drago veglierebbe e alcuni giorni fa, poi, mi ha mandato delle foto che ritraggono quei lavori tolkieniani. E così dalla profondità dei ricordi sono ritornate, dopo la copertina scartata da Rusconi per i Racconti Incompiuti, la prima versione della copertina del Signore degli Anelli del 1970, poi scartata da Cattabiani, la prima versione del Signore degli Anelli del 1977 con un meraviglioso Gandalf; un Tom Bombadil e gli originali utilizzati per le copertine del Signore degli Anelli in tre volumi del 1974. E poi ammirando quei disegni, quei colori, quei tratti capisci di non esserti sbagliato a considerarlo un’artista che con molta probabilità in quella che noi conosciamo come Terra di Mezzo c’è stato davvero e sa come mostrarcela affinché anche noi la si possa godere.


Da quei disegni è nata questa intervista che dedico a voi lettori e appassionati.

Ciao Piero, quando hai cominciato a far della tua passione un lavoro?
La mia passione non è mai stata “un lavoro”. E’ sempre stata “Il Lavoro”.

Fine anni Sessanta e Tolkien arriva in Italia con Astrolabio. Che ricordi hai?
Erano anni di così tante e ricche fonti cui abbeverarsi, di così tante entusiasmanti miniere di gemme da esplorare… Tolkien rientrava in questa molteplicità di nutrimento per la testa, il cuore, lo spirito. Riattivava, in certi lettori, una parte di loro, fondamentale per la loro stessa sopravvivenza interiore. Una parte di loro sopita, denutrita, affamata. Affamata da sempre, fin dai primordi della razza umana, di ripercorrere, sotto nuovi nomi e sotto altri cieli, l’eterna storia del Bene e del Male.
Quando lessi Lord of the Rings, ritrovai e riconobbi immediatamente questa struttura di archetipo universale. E ne fui catturato. Eppure, quando finii i tre volumi, mi accorsi con sorpresa che di Frodo, degli Hobbits, di Elfi e battaglie, di orchi e draghi, per affascinante che tutto questo fantasmagorico mondo tolkieniano fosse, ben poco m’ interessava e mi toccava nel profondo. Nel Lord of the Rings io avevo colto e percorso una ben altra storia. Una storia parallela, che si sviluppa attraverso tutto il libro e si conclude, precisa, nelle ultime pagine. La storia di Gandalf. Il cammino dal grigio al bianco, le prove, i fallimenti, le vittorie. Per me leggere Lord of the Rings fu principalmente leggere la storia di Gandalf, e solo marginalmente e tangenzialmente, quella degli altri personaggi, in fondo così umani nelle loro pulsioni e quindi così prevedibili nelle loro azioni.
Forse per tutto ciò, non ho mai più voluto rileggere il libro.
Ma la prima volta che lo lessi, lo ricordo ancora oggi con gratitudine, fu per me il nutrimento necessario, benefico, istruttivo, giunto nella mia vita nel giusto momento.

Quando hai cominciato a lavorare per Rusconi?
Inizi anni ‘70

Dopo lo scarso successo, il Signore degli Anelli passa nelle mani di Rusconi. Tu sei stato un protagonista di quella scelta, ci accompagni in quegli anni? Che cosa accadde?
Credo di averne già parlato, ampiamente. E’ così ben poco interessante il passato, se confrontato alla mutevolezza del presente.

La sovraccoperta della prima edizione del 1970 che noi tutti conosciamo e amiamo, quella bianco e nero, in realtà vide una prima bozza scartata da Cattiabani…
Fino ad una settimana fa’ non avrei saputo né potuto risponderti. Ora, in una cartella svanita da quarant’anni, e che, riapparsa misteriosamente, mi è stata, la settimana scorsa, riconsegnata, ho ritrovato la maquette originale della prima versione, quella scartata perché ritenuta, a torto o a ragione, da Cattabiani, “Troppo fiabesca….”
Aver rivisto, dopo più di quarant’anni, questa immagine, ha colmato un vuoto (uno fra i mille) della mia memoria. Mi sono ricordato di quanto io allora, per preparare questa mia prima copertina, avessi studiato attentamente i disegni originali di Tolkien, la morfologia del suo mondo vegetale, la geografia del suo paesaggio. Una volta metabolizzato interiormente questo suo mondo (le forme delle foglie, dei tronchi, il profilo delle degradanti colline, la sinuosità del fiume, le scoscese pareti del cono del vulcano...) io lo tradussi nel mio linguaggio illustrativo di allora. Così come il testo in inglese viene tradotto in lingua italiana, così io ho tradotto i disegni di Tolkien nel mio stile illustrativo. Nello stesso spirito di traduzione, sotto l’illustrazione della prima di copertina,ho scritto, usando l’alfabeto runico Tolkieniano, un verso in lingua italiana: “Un solo anello per dominarli.” Questo criptico messaggio, sia visivo che subliminale, ritenevo fosse necessario per allertare, inconsciamente, il sensibile, futuro, potenziale lettore. Come vedi, caro Oronzo, fare una buona copertina non vuol dire buttare lì, a caso, un’immagine qualunque. Se si apprezza un testo, bisogna studiarlo, analizzarlo a fondo, e poi, con passione, tanto divertimento, e tanto dovuto rispetto, decorarlo con la copertina migliore possibile.
 Il rivedere, oggi, queste immagini, ha anche però fatto sorgere delle domande. Domande e risposte difficili. Ma queste risposte possono mostrarmi il senso e la ragione all’aver ritrovate, oggi,queste perdute illustrazioni. Del ritornarne in possesso, ben poco m’importa. M’interessa invece il loro eventuale, nascosto messaggio.

Il Signore degli Anelli, Rusconi 1970
Prima versione poi scartata

Una prima e ovvia considerazione: questa tavola è sicuramente rimasta esposta alla luce del sole per anni. Questo spiega lo sbiadirsi dei colori nelle due riproduzioni fotografiche, dove gli intensi colori del disegno originale ora appaiono come stinte tinte pastello. Ma questo sbiadirsi, stranamente, non è uniforme. La parte inferiore della tavola del retro di copertina, ha ancora la tonalità originaria. Ma il denso, scuro colore delle pareti del vulcano scompare, svanisce, appena si raggiunge la cima, e il cielo, che ricordo benissimo nell’originale esser stato buio, notturno, cupo, minaccioso, qui è invece sbiadito e trasformato in un bianco puro. Come vedi, non è ai semplici disegni che io tengo, ma al loro essere diventati, nel tempo, un simbolico messaggio.

Il Signore degli Anelli, Rusconi 1970
Seconda versione poi scartata

Ma torniamo alle vicissitudini editoriali. Scartata da Cattabiani questa prima, complessa, copertina, avevo pochi giorni per rifarne una diversa. E non potevo permettere che avvenisse un secondo rifiuto. (Sicuramente, il primo, mi aveva già irritato abbastanza!) Quindi decisi, che per aggirare ogni infondata accusa di “fiabesco” avrei dovuto stilizzare e rendere l’immagine più astratta, meno dettagliata possibile.
Feci un primo tentativo:
Ma, nonostante la stilizzazione quasi astratta delle forme, questa rischiava di essere un’ immagine ancora troppo figurativa, quindi la scartai e finalmente dipinsi le due, che poi sono apparse stampate nel volume bianco/nero. Queste due illustrazioni e le altre due precedenti, quelle “fiabesche”, scomparvero, e ne persi, senza preoccuparmi troppo, le tracce.

Che tipo era Alfredo Cattabiani?
Un editore e un amico. Che ora non è più. Raramente esprimo un mio personale punto di vista, sia riguardo alle persone con cui ho lavorato, sia riguardo agli amici che ho frequentato. Ciò non vuol dire che io non abbia, di loro, una visione precisa, e, fin dove possibile, lucida ed equanime. Ma sono considerazioni queste che, narrate oggi ad altri, non sarebbero più di utilità ad alcuno.

Poi arrivarono gli altri libri di Tolkien, che ricordi hai?
Li leggevo. Poi dovevo visualizzare una precisa immagine che trasmettesse e condensasse lo spirito del libro. Questa immagine, poi, doveva essere tradotta, con linee e colori, su carta. E, infine, fatta accettare, possibilmente senza obiezioni prive di fondamento, alla redazione tutta. Un iter da bravo, costante, testardo e convinto artigiano…

Nascondo piccoli segreti le tue illustrazioni?
Tutte le mie illustrazioni contengono, volutamente o meno, dei codici segreti. Segreti evidenti, alla luce del sole, ma che per essere percepiti e compresi come tali, richiedono allo spettatore un salto (l’ineffabile balzo quantistico!) nella qualità della sua percezione. Non vedere solo la forma finale, ma anche il pensiero e le ragioni che l’hanno originata. Ti faccio un esempio. Le tre immagini di copertina, consecutive una all’altra, dell’edizione tascabile.

Nella prima, sullo sfondo di cielo azzurro con bianche nubi (già un presagio?), si apre un semi cerchio verde, un mezzo anello che contiene la fertile Terra degli Hobbits.

La Compagnia dell'Anello, Rusconi 1974
Disegno originale della copertina

Nella seconda il cerchio inizia a richiudersi, l’anello a stringersi. Scomparsa la contrada degli Hobbits, ora sono aridi monti e cime taglienti. Le nubi del cielo ricevono i rossi bagliori di un fuoco che arde oltre l’ingresso, oltre il varco nella muraglia, verso l’infernale mondo del Male. L’ingresso è il centro visivo della scena, verso cui siamo, inevitabilmente, condotti.

Le Due Torri, Rusconi 1974
Disegno originale della copertina

Nella terza il cerchio è concluso, l’anello è chiuso. Siamo all’interno del vulcano, nel cuore stesso del buio, ma guardiamo fuori, verso l’alto, verso la notte stellata. All’esterno del cerchio chiuso, ritorna il cielo sereno e ai quattro angoli dell’immagine riappaiono le terre degli Hobbits, ora riconquistate, e a cui si ritorna. E da cui dovremo uscire, ancora ed ancora, attraverso i cicli delle miriadi di anelli che si riformeranno e che dovremo, di volta in volta, attraversare.
Qualche “piccolo” segreto nascosto…

Il Ritorno del Re, Rusconi 1974
Disegno originale della copertina

Cosa hai ritrovato negli ultimi giorni? Cosa nasconde quella cartella?
La cartella ritrovata contiene, oltre a quello che ti ho già mostrato prima, altri fogli. Molti sono prove per le tre copertine di cui parlavo prima. Prove che ritenni avessero difetti, imperfezioni simboliche, imprecisioni di significato, e che quindi andavano eliminate. Scartate.
Prove di ritratti di personaggi. Troppo precisi, troppo caratterizzati. Compresi subito che avrebbero rischiato di fissare l’immaginazione del lettore, imbrigliandola in una sola visione, cioè la mia. Questo sarebbe stato un grave errore. Mai, mai plagiare, anche e specialmente a fin di bene, l’immaginazione altrui! Per cui abbandonai, saggiamente, l’idea.



Il Signore degli Anelli, Rusconi 1977
Prima versione poi scartata


Le avventure di Tom Bombadil, Rusconi 1978
Prima versione poi scartata

Un ultimo foglio ancora, per concludere significativamente e metaforicamente, questa mia chiacchierata: l’originale della Realtà in trasparenza. Dove una scrittura a pennello (il raccontare) si fonde e sovrappone, fino a mostrare, in trasparenza appunto, un cielo e sotto il cielo il distendersi del tipico paesaggio tolkieniano.

La Realtà in Trasparenza. Lettere 1914-1973, Rusconi 1990
Disegno originale della copertina

 
Dopo aver illustrato tutti i libri italiani di Tolkien, escluso lo Hobbit pubblicato da Adelphi, la tua idea iniziale su Tolkien cambiò, si rafforzò, si spense… cosa?
Rimase la stessa.

Alla fine degli anni Ottanta la tua collaborazione con Rusconi finì, perché?
Ogni esperienza deve finire per far spazio ad altre nuove. “Bisogna sapere vuotare la coppa per poterla riempire”, come afferma un antico proverbio cinese.

Cosa accadde poi? Dove ritroviamo Crida
Lo ritroviamo sparso qua e là per il vasto mondo. disperso in svariati, molteplici progetti, attraverso, a volte banali, a volte raccapriccianti, ma, il più delle volte, entusiasmanti, avventure.

Hai trovato il tuo punto di arrivo? Un luogo fisico e dell’anima che riesce a farti sentire “a casa”?
E’ un punto d’arrivo sempre in movimento. Io mi sposto con lui, e in lui e con lui muovendomi, io sono sempre “a casa”.

Il tuo ultimo libro, Il diciottesimo cammello. 17 proverbi sufi (Thipheret, 2014), è un affascinante percorso dove ogni pagina in realtà è una lettura del proprio essere e una profonda meditazione personale di chi lo legge. Come nasce quel testo?
Nasce come ripiego. Inizialmente, per l’Editore, avrei dovuto tradurre dall’inglese certi testi di saggistica che mi stavano particolarmente a cuore, testi di un autore che ho avuto modo di ammirare e rispettare incondizionatamente. Ma, a causa di diritti d’autore troppo dispendiosi, non fu possibile far crescere questo progetto. Il curatore della collana editoriale mi chiese qualcosa che, in qualche modo, potesse narrare di una certa ben determinata metodologia di ricerca interiore e dei i suoi eventuali modelli operativi. Utilizzai, come alibi per arrivare a questo, diversi proverbi arabi e persiani, collegandoli fra loro come fossero gradini successivi di una scala simbolica, usando di volta in volta aneddoti, divagazioni, miei ricordi personali.
Un solo rimpianto: non mi è stato permesso pubblicare il libro sotto pseudonimo, come avrei voluto.

Esiste un Piero uomo e un Crida artista?
Esiste il Piero uomo che ha formato il Crida artista, che a sua volta ha formato il Piero uomo, e i due sono, da sempre, tutt’uno.

Cosa riesce ancora a meravigliarti?
La spinta naturale, insita nelle strutture della vita, che le porta, attraverso tortuosi percorsi, al loro significativo compimento. Ogni fatto della vita è una narrazione, una storia, un racconto. Con inizio, sviluppo e fine. Ogni inizio di cerchio deve completarsi. Ogni anello deve chiudersi. Ogni volta che questo avviene, provo meraviglia, stupore, e gratitudine di esserne il testimone.

Ultima domanda, hai avuto una vita affascinante che mostra come “Tolkien” sia in realtà un evento episodico, una mezz’ora al massimo. Però è innegabile che per migliaia di lettori tolkieniani, la tua arte sia tutt’altro che una parentesi. Com’è stato per te vivere quei giorni a Barletta circondato da folli appassionati?
E’ stato istruttivo: incontrare una così densa quantità di diversissime persone, ma tutte gravitate, ad un certo momento della loro vita, attorno allo stesso libro. E da queste svariate persone, farmi raccontare le loro variegate storie.

E’ stato commovente: trovare così tanta generosità d’accoglienza per la mia persona e così tanta benevolenza e riconoscenza nei confronti di un mio passato Lavoro.

E’ stato inaspettato: provare ( esperienza rara per me, lo confesso) un guizzo di orgoglio, nel verificare che la cura, l’attenzione, la passione, che dedicai nelle illustrazioni per Tolkien, abbiano nel tempo, riverberato in altri, e continuino ancora oggi a riverberare, assolvendo così al loro dovere, alla loro magica funzione per cui furono, al loro inizio, create.

Roger Garland, Linda Garland e Piero Crida
XXI Hobbiton, Barletta 5-7 settembre 2014


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