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martedì 23 maggio 2017

Wu Ming 4 e la sua lectio "minimalis" su Tolkien a Torino


Si è chiusa la trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino ed è innegabile il risultato in termini di partecipazione ottenuto a discapito della “concorrente” edizione di Tempo di Libri di Milano. Ma come hanno sottolineato i diversi commentatori che hanno calcato la moquette di entrambe le kermesse, quest’anno Torino ha giocato sull’emotività di un territorio – una sorta di scatto d’orgoglio – e su un budget molto importante contro una Milano che sembra aver solo scaldato i motori. Il tempo dirà se ha un senso avere due manifestazioni fotocopia (programmi simili, quasi gli stessi ospiti e libri che a distanza di un mese sono sempre gli stessi), oppure, in una visione lontana dal proprio orticello, veder nascere a Milano una Fiera per editori e addetti ai lavori e a Torino una più nazionalpopolare. Ma l’edizione di Torino è meritevole di attenzione, almeno per quanto ci riguarda, per lo spazio che ha deciso di dedicare a due grandi autori: Stephen King e soprattutto J. R. R. Tolkien. E per celebrare quest’ultimo l’organizzazione torinese, tramite la giornalista di Radio 3 Rai, Loredana Lipperini, ha scelto di avvalersi della collaborazione dell’AIST (Associazione Italiana Studi Tolkieniani). Una collaborazione già rodata qualche mese fa nella trasmissione radiofonica in otto puntate trasmessa dal terzo canale radio della Rai, J. R. R. Tolkien: un viaggio inaspettato. Il clou delle celebrazioni per il professor Tolkien si è avuta sabato 20 maggio con la lectio magistralis di Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi, preceduta dalla stessa Lipperini, che si è limitata al solo passaggio di microfono, e dall’introduzione di Roberto Arduini, presidente dell’AIST.
Tema della lectio magistralis di Federico Guglielmi è stato: Meraviglie e perturbazioni. In viaggio con Tolkien. Aspettando "Beren e Luthien". Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R. Tolkien.
Titolo alquanto azzeccato, almeno nella sua prima parte giacché ci si è meravigliati di apprendere che Federico Guglielmi fosse stato chiamato addirittura a tenere una lectio magistralis su Tolkien, che poi è stata superata dalla perturbazione, nel senso più compiuto del termine, dopo aver ascoltato la “lezione del maestro”. La locuzione latina lectio magistralis, nella mia vita, l’ho sempre associata a “maestri” d’indiscussa cultura e preparazione in una materia: da Benedetto XVI a Umberto Eco da Giorgio Albertazzi a Franco Cardini o agli stessi Alessandro Barbero e Luciano Canfora che proprio durante questa edizione del Salone a Torino hanno tenuto lectiones magistrales (con Barbero che ne ha tenute addirittura due).Quella di Federico Guglielmi, tutto al più poteva essere una “Conferenza” di media qualità alla quale, forse, si poteva dire ben poco. Invece si è voluto andare oltre, e inserire uno degli ormai tre (di cinque) Wu Ming tra gli ospiti a cui affidare una delle quindici lectiones magistrales all’interno del vastissimo programma. Un eccesso di fiducia in chi lo ha deciso, un eccesso di sicurezza in chi non ha voluto riportare tutti con i piedi per terra lasciando che la si chiamasse “Conferenza”.

Sorvolando che di tutte le conferenze viste in streaming, quella di Federico Guglielmi non ha visto un collegamento video, ma solo un audio e un’immagine con il logo del Salone e la roboante fascetta “Lectio magistralis di Wu Ming 4”. Un “senza nome” che in questo caso è stato anche “senza volto” e non sappiamo se per problemi tecnici o per volontà del/i relatore/i, fatto sta che la conferenza, che doveva celebrare Tolkien e l’uscita prossima del volume “inedito” Beren e Luthien”, è stata seguita da molti in diretta streaming che non hanno però avuto modo di vedere la copertina “annunciata alle sue spalle” dalla Lipperini. Per buona pace della Bompiani e della pubblicità al libro.

Dopo il breve saluto della Lipperini, ad anticipare Guglielmi è stato Roberto Arduini, presidente dell’AIST che, a personale parere, avrebbe avuto molto più titolo di Guglielmi a tenere questa conferenza. Arduini è stato pulito nella sua esposizione con un ragionamento condivisibile nella sostanza, legato al valore di alcune opere di Tolkien nel prossimo cinquantennio, non sporcato da alcuni momenti d’incertezza, come l’affermazione che “Il Silmarillion sia stato l’ultimo romanzo pubblicato da Tolkien nel 1977” oppure che “tra il 1937 e il 1977 si svolge la vita letteraria di questo autore come romanziere” e ancora quando lo ha definito “semplice professore di letteratura a Oxford”. Affermazioni che provocano fraintendimenti, dovute per lo più al tempo risicato concessogli ma che appaiono superabili  a chi conosce e apprezza gli studi di chi le ha proferite.

Dopodiché la parola passa al “maestro”, Federico Guglielmi, in arte Wu Ming 4. Ora, se l’appuntamento non fosse stato annunciato come lectio magistralis, ma semplicemente come una “Conferenza su”, probabilmente questo scritto non sarebbe arrivato qui o addirittura non sarebbe mai stato redatto. Invece è quell’idea di “lezione del maestro” che mi ha portato ad ascoltare bene ciò che avrebbe dovuto “insegnare” Guglielmi e a concludere che tra errori, anche rilevanti, e cose già ascoltate o lette, il titolo di “conferenza” forse era il più adatto. Quando si assiste ad una vera lectio magistralis, il sentimento che ci pervade al termine dell’esposizione, è di smarrimento, di auto convincimento che esiste qualcuno capace di stupirti e suggerirti nuove strade da percorrere. Qualcuno capace, in un’ora di lectio, di stravolgere ogni tua certezza sull’argomento oppure d’ aprirti mille nuovi sentieri di ricerca fino a quel momento sconosciuti. E anche se alcune cose ascoltate durante la lectio le hai già lette altrove, ti rendi conto che il “maestro” è stato capace di far suoi alcuni ragionamenti, anche altrui, inserendoli in minima parte in quella che è la sua esposizione dimostrando la grande capacità di sintesi e rielaborazione di tesi che aprono nuovi scenari. Leggete ad esempio la lectio di Umberto Eco al Salone di Torino di qualche anno fa e capirete cosa intendo dire. Quel senso di magico e geniale che con Guglielmi non si è avuto. Per carità ognuno l’ha ascoltata e giudicata a seconda dei propri “strumenti” e delle proprie conoscenze e per questo ribadisco la personale posizione, che una lectio magistralis deve dire cose nuove e originali, non una semplice rielaborazione di idee altrui condita da errori palesi.

È bene fare alcuni esempi giusto per capirci. Quando, nei primi minuti, Guglielmi parla della dualità maschio/femmina presente nei protagonisti tolkieniani dice:
Questo principio di complementarietà, e questo è molto importante […] vale anche a prescindere dal genere di appartenenza, mi spiego meglio, dentro ciascun personaggio, a prescindere che sia maschio o femmina per nascita, ci deve essere un equilibrio tra gli aspetti che vengono genericamente definiti maschili e quelli che vengono genericamente definiti femminili, per capirci definiamo maschili l’attitudine all’avventura, all’uso della forza, dell’ingegno e femminile invece la saggezza, la riflessione, la cura. Entrambi questi aspetti, entrambe queste componenti devono far parte del carattere dei personaggi se questi personaggi vogliono essere personaggi positivi e portare in qualche modo a termine il proprio obiettivo, il proprio compito. Quando questo equilibrio non c’è i personaggi falliscono, i personaggi fanno tendenzialmente una brutta fine.

Questo passaggio, mi ha riportato alla mente quest’altro passaggio, scritto però da Melanie A. Rawls, in The Feminine Principle in Tolkien, che è stato incluso in Perilous and Fair: Women in the Works and Life of J.R.R. Tolkien (99-118) ma che precedentemente era apparso in Mythlore 10.4 (#38) 1984 (5-13):
Through the Silmarillion runs this theme: in Arda and in the Heavens, the Feminine and the Masculine are present; when they are in equilibrium and harmony, there is Good, but Evil is the result of an insufficiency or a disharmony of the attributes of one or the other of the genders. Concepts of Feminine and Masculine and their attributes and roles are thus tied to concepts of Good and Evil, and are therefore near the center of Tolkien's tale which is, after all, a tale of the struggle between Good and Evil. Tolkien makes an explicit statement on gender early in The Silmarillion. He writes: "But when they clothe themselves the Valar take upon them forms of male and some as of female; for that difference of temper they had even from the beginning, and it is but bodied forth in the choice of each, not made by the choice". According to Tolkien, Feminine and Masculine possess different characteristics that are meant to complement and augment one another". (p. 99)

E parliamo del 1984. Ma ancora, quando Guglielmi cita Sir Launfal e Thomas the Rhymer viene alla mente che questi argomenti sono stati ampiamente trattati da Romuald Lakowski nel suo "Perilously Fair" Titania, Galadriel, and the Fairy Queen of Medieval Romance nel volume collettaneo Tolkien and Shakespeare: Essays on Shared Themes and Language del 2007.

Oppure, più avanti nell’esposizione, quando Guglielmi dice che:
Bilbo non è famoso perché figlio di Bungo Baggins, ma perché figlio della famosa Belladonna Tuc, sua madre era famosa, non sappiamo perché, ma così dice Gandalf, […] Nel caso di Bilbo, la mamma era quella avventurosa che andava in giro e che ha fatto parlare di sé e il padre era quello tranquillo, posato, riflessivo. E il problema di Bilbo era trovare l’equilibrio, tra il suo lato maschile e femminile, materno e paterno. Alla fine del romanzo lo troverà, perché all’inizio lui era solo la copia del padre.

A sentire Guglielmi, Belladonna “era quella avventurosa che andava in giro e che ha fatto parlare di sé” ma Tolkien nello Hobbit scrisse che “di tanto in tanto qualche membro del clan Tuc partiva e aveva avventure” e il riferimento era alla “stranezza” del ramo materno, non alla madre di Bilbo. Infatti, sempre a detta di Tolkien, “non che Belladonna Tuc avesse mai avuto una qualsiasi avventura dopo aver sposato Bungo Baggins” e che suo figlio aveva “ereditato dalla parte dei Tuc qualcosa di strano nel suo modo di essere, qualcosa che aspettava solo l'occasione per venire alla luce”.

Una delle elaborazioni per celebrare Tolkien realizzata dalla Biblioteca nel Salone.
Si noti il nome dell'autore: J.J.R. anziché J.R.R.
Infine due passaggi sui personaggi femminili Shelob e Arwen. Sulla prima Guglielmi dice:
Bisogna anche parlare dell’unico personaggio femminile negativo che c’è, mi verrebbe da dire nella letteratura tolkieniana tutta, però così negativo forse sì. Sicuramente nel Signore degli Anelli, è Shelob.

Ci si chiede se per Guglielmi il solo (“unico” dice) personaggio negativo nella letteratura tolkieniana sia il ragno Shelob, E Ungoliant? E la corrigan alla quale si rivolge Aotrou? Certo, The Lay of Aoutrou and Introu curato dalla Flieger (lei sì che potrebbe fare una lectio magistralis) non è stato ancora pubblicato in Italia e quindi forse c’è chi non lo ha ancora letto anche se tiene una lectio magistralis proprio sul tema delle Donne, dame ed eroine nel mondo di J.R.R. Tolkien.

Su Arwen invece la cantonata è stata molto più evidente al punto che l’AIST, scrivendo della lectio magistralis è arrivata a scrivere che:
A proposito della conferenza ci è stato fatto giustamente notare che Wu Ming 4 ha detto una cosa inesatta circa la triste sorte di Arwen, la cui morte per struggimento non avviene dopo un tempo lunghissimo bensì l’anno successivo alla morte di Aragorn (vedi finale del capitolo I dell’Appendice A del Signore degli Anelli). L’equivoco è stato dovuto a un’interpretazione errata del passaggio succitato e Wu Ming 4 non può che scusarsene. Ringraziamo per la segnalazione, che tornerà utile per l’eventuale pubblicazione del testo della conferenza.

L’AIST ammette che vi è stata da parte di Guglielmi “un’interpretazione errata del passaggio”, ma questo non lo assolve ma anzi conferma ancor di più quanto sia stato azzardato chiamare lectio magistralis la sua “Conferenza”. Su Arwen non è stata una svista ma la dimostrazione di quanto la conoscenza di Guglielmi del Signore degli Anelli sia prevalentemente basata sul film e non sul libro. Ricordo una discussione recente che ha visto proprio Wu Ming 4 sostenere, riferendosi al libro, che le guardie del re di Rohan, contravvengono agli ordini del loro sovrano, lasciandosi irretire “dall’astuzia di Gandalf, il quale spaccia il bastone per quello della sua vecchiaia”. Quello è ciò che accade nel film, non nel libro. Infatti, Tolkien scrive:
Il bastone nelle mani di uno stregone potrebbe essere più di un semplice sostegno’, disse Hama osservando il bordone di frassino a cui si appoggiava Gandalf. ‘Tuttavia, nel dubbio, un uomo di valore avrà fiducia nella propria saggezza. Vi credo amici e gente d’onore, priva di intenti malvagi. Entrate pure. (ISdA, III, vi, Rusconi 1999, p. 623).

Concludendo. In Italia, e penso davvero di non poter essere smentito, al momento non ci sono studiosi della vita e delle opere di Tolkien capaci di tenere lectio magistralis. In molti si sono messi in cammino per raggiungere il livello di conoscenza e preparazione che in altri paesi è ormai stato raggiunto e superato. In Italia vi sono studiosi di prima fascia che nei loro rispettivi campi di ricerca hanno dimostrato di eccellere ma che sono sicuro mai accetterebbero che in un evento di così grande portata come il Salone di Torino la loro conferenza fosse definita lectio magistralis. Federico Guglielmi è un appassionato lettore di Tolkien, apprezzato da alcuni per le sue conferenze, di certo preparato in altri campi ma di sicuro non in quello tolkieniano e che ha una grande considerazione di sé. Lo stesso che in una conversazione pubblica, rispondendo a un ammiratore che elogiava (!) il suo lavoro su Tolkien, scrisse che: “Solo che mentre in ambito anglosassone avrei alle spalle gente come Tom Shippey e Peter Jackson, cioè il Settimo Cavalleria, qui in Italia è piuttosto uno scenario da spaghetti western… cioè più o meno io contro tutti” (8 aprile 2009). Per carità, Guglielmi rispose sottolineando la sua sana ironia ma forse teneva a mente quel detto popolare che “a scherzare si dice sempre ciò che si pensa veramente”.

È chiaro che in questa scelta di assegnare alla “Conferenza” di Guglielmi il titolo di lectio magistralis l’’AIST c’entri poco e questo anche pensando all’onestà intellettuale di quei membri che conosco e apprezzo. Ma in quella loro grande opera di studio portata avanti in questi anni – fatta di sacrifici, impegno e risultati – forse ci si è lasciati convincere dalla notorietà, vera o presunta, del nome-non nome apprezzato però più nelle opere collettanee (o del collettivo) che in solitaria (su tutti ricordo il “romanzo” Stella del mattino), abbandonando il sentiero intrapreso magari puntando su un vero “maestro” anche se proveniente dall’estero e a cui nessun italiano avrebbe avuto da ridire ma solo da imparare. Sarà per la prossima volta, quando si spera di poter assistere ad una vera lectio magistralis in onore di Tolkien, a meno che questo non sia il massimo che si possa offrire. Cosa di cui dubito seriamente.