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martedì 24 febbraio 2015

Christian Behaviour di C.S. Lewis, 1943. Tolkien: perché l'idea di Lewis sul matrimonio è sbagliata.




Christian Behaviour
di C.S. Lewis
Geoffrey Bles: The Centenary Press
1943, pp. 64 
Rilegato





Il testo
Il direttore della BBC per le trasmissioni religiose, James Welch, invitò C.S. Lewis a tenere delle conferenze radiofoniche dopo aver letto The Problem of Pain nel 1940. Tra il 1942 e il 1944, il futuro autore de Le Cronache di Narnia, si cimentò in quelle che sono considerate un classico di apologetica cristiana, le cui trascrizioni furono stampate in tre libretti separati: The Case for Christianity (1942), Christian Behaviour (1943), e Beyond Personality (1944).
Questi volumi furono poi pubblicati in un volume unico nel 1952 con il titolo Mere Christianity. In Italia pubblicato da Adelphi nel 1997 con il titolo Il cristianesimo cosi com'e, traduzione di Franco Salvatorelli.

Il testo esplora l'etica derivante dalla fede cristiana, citando le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza e a seguire le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Lewis spiega anche come la morale sia composta da tre livelli: i rapporti tra uomo e uomo; le motivazioni e gli atteggiamenti dell'uomo stesso; e le visioni del mondo contrastanti. Il professore del Magdalen College, affronta anche argomenti come i rapporti sociali e il perdono, l'etica sessuale e principi del matrimonio cristiano, e il rapporto tra la morale e la psicoanalisi fino al grande peccato: l'orgoglio, che sostiene di essere la causa principale di tutti i mali.






Tolkien, Lewis e il suo Christian Behaviour
Tolkien non si limitò a leggere il libretto di Lewis, ma si spinse anche a scrivere in una lunga lettera all’amico le sue impressioni e ciò che non condivideva. La lettera, probabilmente scritta nel 1943 non venne inviata a Lewis ma fu ritrovata, piegata, nel libretto in questione.
Tolkien affrontò il tema sollevato da Lewis che «dovrebbero esserci due tipi distinti di matrimonio»: un matrimonio cristiano, indissolubile e lungo tutta la vita, e contratti matrimoniali celebrati solo dallo stato, senza quelle caratteristiche.

Si riporta per intero la lettera di J.R.R. Tolkien a C.S. Lewis.

Mio caro L.,
ho letto il tuo libriccino Christian Behaviour. Non mai stato molto felice delle tue opinioni sulla «politica» cristiana riguardo al divorzio. Non ho mai potuto dire perché prima d'ora - dato che all'apparenza la tua linea sembrava ragionevole; ed è dopo tutto il sistema in cui i cattolici romani già vivono. Per il momento non discuterò sul fatto che la tua linea sia giusta (per la nostra epoca), anzi, inevitabile. Ma vorrei sottolineare che l'opinione che sostieni nel tuo libriccino si basa su un'argomentazione che dimostra confusione di pensiero, rintracciabile proprio nel libro. Pag. 34: «Sarei molto in collera se i maomettani tentassero di impedire al resto dell'umanità di bere vino». Proprio così. Consideriamo solo questo punto, per cominciare. Perché? Se cerchiamo di portarci subito su un piano razionale, lasciando da parte la collera verso qualcuno che interferisce con le nostre abitudini (buone o cattive che siano), la risposta è: perché i maomettani si renderebbero colpevoli di un'ingiustizia. Ci arrecherebbero un'offesa, privandoci di un nostro diritto umano universale, l'uso moderato del vino, contro la nostra volontà. Tu questo l'hai chiarito a fondo nelle tue osservazioni circa la Temperanza, a pagina 13.
Ma guarda ora alle pagg. 26, 30 e 31. Qui puoi osservare che sei veramente d'accordo (con la Chiesa cristiana nel suo complesso) con l'opinione che il matrimonio cristiano - monogamico, lungo tutta la vita, che impone una rigida fedeltà - corrisponde al comportamento sessuale ideale per tutta l'umanità: è l'unica strada salutare' (dato che prevede il sesso al momento giusto) per tutti', uomini e donne.
Che questo sia in contrasto con l'attuale psicologia sessuale degli uomini non nega la validità della tua affermazione, dato che osservi: «Penso che sia l'istinto che ha imboccato la strada sbagliata». In realtà, se così non fosse, sarebbe un'intollerabile ingiustizia persino per i cristiani imporre la monogamia eterna. Se, in ultima analisi, il matrimonio cristiano fosse innaturale (così come, per dire, la proibizione di mangiar carne in certi ordini monastici) potrebbe venir imposto solo all’interno di particolari «ordini di castità» della chiesa, e non a tutti i credenti. Nessuno dei divieti imposti dalla morale cristiana è valido solo per i cristiani (vedi Moralità sociale II all'inizio.) Non ho ragione quindi quando dico che il tuo citare i maomettani a pag. 34 porta su una pista falsa? Non penso che tu riesca a supportare la tua politica con questa argomentazione, perché con essa tu distruggi le basi del matrimonio cristiano. E alla base c'è che questo è il modo corretto di «gestire la macchina umana». La tua argomentazione lo riduce solo ad un mezzo per ottenere (forse?) migliori prestazioni da poche macchine scelte.* [*II matrimonio cristiano non è un impedimento ai rapporti sessuali, ma è la maniera per ottenere una giusta moderazione; di fatto, probabilmente, è il miglior modo per ottenere il massimo del piacere sessuale, cosi come la moderazione nel bere è il miglior modo per gustare birra e vino.] L'orrore che i cristiani (la gran maggioranza dei cristiani praticanti), da cui tu dissenti, provano nei confronti del divorzio legale in ultima analisi è precisamente questo: l'orrore nel vedere delle buone macchine rovinate da un cattivo uso. Posso solo sperare che, se avrai l'opportunità di apportare delle modifiche al testo, chiarirai questo punto. Tollerare il divorzio - se mai un cristiano può tollerarlo - significa tollerare un abuso, cosa che richiede circostanze speciali e contingenti per essere giustificata (così come tollerare l'usura), se poi davvero divorzio e usura debbano essere tollerati, per un puro espediente politico.
Considerati i limiti di spazio non hai potuto, naturalmente, elaborare la tua linea: tolleranza di abuso. Ma suppongo che tu l'abbia considerata una linea pratica nel mondo attuale. Tu non parli del tuo sistema a matrimonio doppio come di un puro espediente politico, ma come se fosse in qualche modo legato alla virtù cristiana della carità. E tuttavia penso che tu possa presentarlo solo come espediente; come un chirurgo che, pur sapendo che è necessaria un'operazione per il bene del paziente, non opera perché non può (il paziente e i suoi sciocchi consiglieri non glielo permettono); oppure non sostiene nemmeno l'opportunità dell'operazione, perché la Lega anti-chirurgica è così potente e strilla così forte che lui ha paura di essere sconfitto. Un cristiano con le tue opinioni è, come abbiamo visto, portato a credere che tutti quelli che divorziano - naturalmente in base atte leggi esistenti - stiano usando male la macchina umana (qualunque sia la giustificazione filosofica che possano accampare), come fanno gli uomini che si ubriacano (anche loro senza dubbio con qualche giustificazione filosofica). Queste persone stanno facendo del male a se stesse, agli altri e alla società, con il loro comportamento. E un comportamento sbagliato (se davvero è sbagliato secondo principi universali) è sempre progressivo: non si ferma mai al «non troppo buono», «di seconda scelta»: o si corregge o prosegue verso la terza scelta, il male, l'abominevole. In nessun campo questo è più vero che nel campo del sesso - come tu stesso hai vivacemente descritto, nel paragone tra un piatto di pancetta e uno spogliarello . Dimostri anche di ritenere che il crollo del ritegno sessuale tipico dei nostri giorni non ha migliorato la situazione, ma l'ha peggiorata. Chiunque può constatare che ai giorni nostri l'enorme diffusione del divorzio e la facilità con cui lo si compie, rispetto (per dire) alla società di Trollope, hanno causato gravi danni sociali. È una discesa scivolosa - che porta rapidamente a Reno e oltre: infatti porta ad una promiscuità a malapena tenuta a freno dalle leggi, perche ora una coppia può divorziare, stare per un po’ con nuovi partner e poi risposarsi Si è venuta a creare una situazione in cui le persone comuni, irreligiose e irriflessive non solo non sono più frenate dalla legge per quanto riguarda la loro incostanza, ma anzi sono incoraggiate all'incostanza dalla legge e dai costumi sociali. Non occorre aggiungere che si è venuta a creare una situazione in cui è incredibilmente difficile educare la gioventù cristiana alla morale sessuale cristiana (che in base alla nostra ipotesi è una morale giusta per tutti e che andrà perduta, la sua sopravvivenza dipendendo dalla gioventù cristiana).
Su che basi, allora, tu ti distingui rispetto a quei cristiani che resistono, passo per passo, ai tentativi di diffondere e rendere più facile il divorzio. (Su un unico punto io sono d'accordo. Non considero l'estensione delle spese legali a tutte le classi sociali - non in proporzione al grado sociale e alla ricchezza - come un estendere il divorzio, ma piuttosto come una cosa giusta: se si può davvero parlare di giustizia anche a proposito di una cosa dannosa. Penso che in una battaglia così disperata (su una questione così fondamentale e vitale) debba essere sostenuto persino il rifiuto di rendere meno costoso il divorzio: perché non salvare i poveri proprio grazie alla loro povertà?
Ma ammetto che come espediente politico può essere duramente criticato dagli avversari).
Mi piacerebbe sapere su che basi tu fondi il tuo sistema a «doppio matrimonio»! Dal punto di vista biologico-sociologico mi sembra (leggendo Huxley e altri) che la monogamia sia probabilmente molto più positiva per la comunità. Su questo piano, la durata e la rigida fedeltà non sembrano, a prima vista, essenziali. Tutto quello che il «direttore sociale» richiede sembra essere un alto grado di continenza sessuale. Ma questa si è mai potuta ottenere, o sarà mai possibile ottenere, senza «sanzioni» o norme religiose-legali che rivestano di «riverenza» il contratto matrimoniale? Non sembra che sia così. La battaglia può essere di quelle perse in partenza ma non posso fare a meno di sospettare che chi combatte contro il divorzio abbia ragione.
Sentire cum ecclesia: molto spesso uno scopre che è una guida giusta. Dico tutto questo con molta allegria, perché io stesso su questo punto dissentii dentro di me (non esplicitamente perché ho fatto voto di obbedienza). Ma allora ero deluso per il fatto che il matrimonio cristiano era solo un comportamento speciale della mia «setta o ordine».
L'ultimo matrimonio cristiano a cui ho assistito si tenne secondo il tuo sistema: la coppia si sposò due volte. Si sposarono una volta una di fronte al rappresentante della Chiesa (un sacerdote), usando una certa serie di formule e pronunciando un voto di fedeltà a vita (e la donna di obbedienza); poi si risposarono davanti al rappresentante dello Stato (un ufficiale di stato civile e in questo caso, secondo un'ulteriore improprietà, una donna) usando un altro tipo di formule e non pronunciando alcun voto di fedeltà e obbedienza. Mi è sembrato un procedimento abominevole - e anche ridicolo, dato che la prima serie di formule e di voti includeva la seconda. Difatti non era ridicolo solamente pensando che lo Stato in realtà implicitamente diceva: io non riconosco resistenza della vostra Chiesa; voi potete anche aver pronunciato certi voti nel vostro luogo di raduno ma si tratta di sciocchezze, di tabù personali, un fardello che vi siete messi da soli sulle spalle: un contratto limitato e provvisorio è quanto basta in realtà per tutti i cittadini. In altre parole questa «netta divisione» è tutta propaganda, una contro-omelia proposta ai giovani cristiani freschi delle solenni parole del ministro cristiano.
[L'abbozzo finisce qui.]

da H. Carpenter, J.R.R:.Tolkien. La realtà in trasparenza, Bompiani, Milano, 2001, n. 49, pp. 69-73